Le molestie sessuali esercitate nei confronti di un collega costituiscono una discriminazione sul lavoro e leggittimano il licenziamento
La Cassazione con ordinazna del 22.05.2025 ha rilevato che qualunque intrusione nella sfera intima e assolutamente riservata della persona, effettuata peraltro con modalità insistenti e persistenti, deve essere valutata tenendo conto della centralità che tali aspetti assumono all’interno del nostro ordinamento giuridico.
In particolare, continua la sentenza, devono essere considerate come discriminazioni anche le molestie, ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo.
Secondo i Giudici di legittimità, tale previsione ha lo scopo di garantire una protezione specifica e differenziata – attraverso il meccanismo dell’assimilazione alla fattispecie della discriminazione – alla posizione di chi si trovi a subire nell’ambito del rapporto di lavoro comportamenti indesiderati per ragioni connesse al sesso.
Su tali presupposti, la Suprema Corte accoglie il ricorso proposto dalla società, dichiarando la legittimità dell’impugnato recesso.
Avv.Marco Zarra